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cronaca. COMMERCIANTI E IMPRENDITORI CONTRO QUALSIASI INTIMIDAZIONE

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PALAZZOLO. Un presidio costante in paese con le forze dell’ordine, un sistema di video sorveglianza e l’invito ai commercianti a denunciare. E’ così che Palazzolo si mobilita contro le intimidazioni che sono avvenute in paese e lo fa con un incontro avvenuto mercoledì sera nell’impresa “Ica calcestruzzi” che lunedì scorso ha subito l’incendio di tre autocarri. Commercianti, rappresentanti delle associazioni antiracket di alcuni comuni, carabinieri e il sindaco Carlo Scibetta hanno preso l’impegno di “non abbassare la guardia” di fronte a questi fenomeni e di sollecitare l’intervento del prefetto per la sicurezza della zona montana.

 

“Palazzolo non si piegherà – commenta il presidente dell’associazione provinciale antiracket Paolo Caligiore – staremo vicini a chi subisce intimidazioni, ma occorre che anche i vigili urbani possano eseguire il controllo del territorio per essere da supporto ai carabinieri”. Proposta che è stata accolta dal sindaco. “Ma bisogna vedere anche le disponibilità economiche che servono – precisa – per questo continuo a dire che bisogna avere un presidio in paese, e non accetto chi dice che a Palazzolo non servono altri carabinieri, perché la zona montana è abbandonata e una sola pattuglia la notte non basta”. Ad aumentare sono anche gli incendi alle auto, come quello di mercoledì sera in via Macello, dove i vigili del fuoco sono intervenuti per spegnere le fiamme ad una “Toyota”. Ma cresce anche l’uso e lo spaccio di sostanze stupefacenti soprattutto trai giovani, fonte di fenomeni di criminalità quotidiana. “Per questo – aggiunge Scibetta – occorre una strategia comune con l’intervento del prefetto”. All’incontro hanno anche partecipato i giovani della Consulta e i rappresentanti del coordinamento Fava, per esprimere solidarietà all’azienda e invitare la cittadinanza ad unirsi per dare sostegno alle vittime. Ma l’aumento delle intimidazioni a danno delle imprese sarebbe anche un effetto della crisi economica: molte ditte lavorano magari in altri territori della Sicilia, e darebbero “fastidio” alle imprese locali, che per allontanare i nuovi arrivati lanciano questi avvisi. “Per questo occorre – sottolinea Mauro Magnano, del coordinamento regionale delle associazioni antiracket – installare un sistema di videosorveglianza nei comuni, che serve a controllare tutto il territorio”.

 


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