Thursday, Sep 09th

Last update:07:15:08 AM GMT

You are here:

poesia. L'AMICIZIA E IL MISTICISMO DIVINO DI KAHLIL GIBRAN

{mosimage}“L'amore è il solo fiore che cresca e sbocci senza l'aiuto delle stagioni.”  Kahlil Gibran nasce a Bisherri, un villaggio nel Libano settentrionale, il 6 gennaio 1883. Nel 1894 emigra negli Stati Uniti.La sua formazione si può ricostruire attraverso gli anni neoplatonici e paganeggianti di Boston, dove emigra nel 1894 con la madre, i fratelli e alcuni zii.

A 14 anni Kahlil torna in Libano per frequentare la scuola superiore all'Hikmè di Beirut. In questo periodo si imbatte nel classicismo libanese, che separa abissalmente i ricchi dai poveri, l'aristocrazia e il clero dal popolo. Completati gli studi nel 1897, viaggia attraverso il Libano e la Siria. Ritorna in patria nel 1902. A Boston, nel 1904, conosce Mary Haskell, l'incontro più importante della sua vita: Mary sarà sua protettrice, amica, musa, e più tardi curatrice delle sue opere. Si incontrano all'esposizione di alcuni quadri di Kahlil presso lo studio di un amico fotografo. Grazie a lei Gibran studia pittura a Parigi, tra il 1908 e il 1910, all'Acadèmie Lucien; legge Voltaire e Rousseau, Blake, Nietzsche; scrive "Spiriti ribelli", pubblicato in arabo nel 1908, una breve raccolta di racconti dal tono aspro e nostalgico sulla società libanese.Tornato negli Stati Uniti, va a vivere a New York, dove comincia a essere conosciuto come pittore. Nel 1918 pubblica il suo primo libro in inglese, "Il folle". Vive tra gli artisti del Greenwich Village, insieme a Mikhail Naimy eAl-Rabitah. Gibran vuole portare avanti una "rivolta contro l'occidente tramite l'oriente", parole scritte in occasione della pubblicazione de "Il folle", cioè contro il decadentismo dell'occidente e il tradimento del suo stesso Romanticismo. Allo stesso tempo sente il bisogno di un rinnovamento formale e contenutistico della letteratura araba: per esempio si libera della poesia monorima e quantitativa (da Qasida) per il verso libero. Nel nuovo continente egli si inserisce nella poesia americana sulla scia di Thoreau, Whiteman ed Emerson (che stima in modo particolare), poeti naturalisti di tradizione protestante e predicatoria. La salute di Gibran è piuttosto minata negli ultimi anni di vita che trascorre tra New York e Boston, dove vive e lavora sua sorella Mariana; muore a New York, di cirrosi epatica e con un polmone colpito da tubercolosi, il 10 aprile 1931; viene sepolto in un antico monastero del suo Paese d'origine, in un giorno di pioggia, accompagnato da pochi amici, tra i quali Barbara Young. Con le sue ultime volontà, Gibran lascia i diritti d'autore in eredità agli abitanti di Bisherri, per opere di pubblico beneficio. In qualità di artista Gibran è stato un personaggio davvero eclettico, contrariamente a quanto la sua fama faccia presupporre. Il successo si deve soprattutto al fascinoso sincretismo religioso che permea "Il profeta": su tutto prevale l'idea di una generica concezione della divinità, in cui vi si intrecciano immagini e simboli di ogni religione e filosofia (cattolicesimo, induismo, islamismo, mistici sufi accanto agli idealisti europei, romanticisti e mistici arabi).
Per Kahlil Gibran l'esistenza è il tempo regalato per ricomporre la frattura esistente tra noi e Dio; quando nell'individuo bene e male, perfezione e imperfezione, piccoli sentimenti e grandi passioni riusciranno a convivere, ecco che nella coincidenza degli opposti si manifesteranno saggezza, perfezione e felicità. La mistica di Gibran sfugge a ogni classificazione, il poeta parla per immagini ricorrendo a un mondo simbolico dai mille significati, che per la sua universalità sollecita l'uomo indù e il cristiano, l'ateo e il credente. Il suo successo deriva proprio dal suo porsi tra oriente e occidente, tra Beirut, Parigi e New York.

Sull'amicizia

E un ragazzo disse: Parlaci dell’Amicizia

...E lui rispose dicendo:
Il vostro amico è il vostro bisogno saziato. È il campo
che seminate con amore e mietete con riconoscenza.
È la vostra mensa e il vostro focolare.
Poiché, affamati, vi rifugiate in lui
e lo ricercate per la vostra pace.
Quando l’amico vi confida il suo pensiero,
non negategli la vostra approvazione,
né abbiate paura di contraddirlo.
E quando tace, il vostro cuore
non smetta di ascoltare il suo cuore.
Nell’amicizia ogni pensiero, ogni desiderio,
ogni attesa nasce in silenzio
e viene condiviso con inesprimibile gioia.
Quando vi separate dall’amico, non rattristatevi.
La sua assenza può chiarirvi ciò che in lui più amate,
come allo scalatore la montagna è più chiara dalla pianura.
E non vi sia nell’amicizia altro scopo
che l’approfondimento dello spirito.
Poiché l’amore che non cerca in tutti i modi
lo schiudersi del proprio mistero non è amore,
ma una rete lanciata in avanti
e che afferra solo ciò che è vano.
E il meglio di voi sia per l’amico vostro.
Se lui dovrà conoscere il riflusso della vostra marea,
fate che ne conosca anche la piena.
Quale amico è il vostro, per cercarlo nelle ore di morte?
Cercatelo sempre nelle ore di vita.
Poiché lui può colmare ogni vostro bisogno, ma non il vostro vuoto.
E condividete i piaceri sorridendo nella dolcezza dell’amicizia.
Poiché nella rugiada delle piccole cose il cuore ritrova il suo mattino e si ristora.


 


blog comments powered by Disqus
 
 

Seguici