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Violenza sulle donne, I LIMITI DELLE LEGGI ITALIANE

femminicidio-scarpeIl 25 novembre è stata la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Pochi giorni sono passati ma l’attenzione non deve mai calare, soprattutto sulla necessità di porre alla base dei governi leggi adeguate.

Ed è arrivato il tempo di parlarne, contro quel silenzio che nascondeva violenze inenarrabili subite da donne sottomesse da una cultura maschilista e sessista a senso unico: l’uomo ordina, la donna obbedisce e subisce!

 

Ed è arrivato il tempo di agire, perché cambiare si può, perché la buona società deve reagire. perché lo Stato deve intervenire, perché le Istituzioni devono tradurre gli auspici in leggi serie ed efficaci.

Ma non soltanto a tutela delle donne martiri del femminicidio, ma anche delle altre vittime incolpevoli di tali tragedie: i figli.

Il 12 agosto di quest’anno, ad Avola, Antonio Mensa, con la mente accecata da sentimenti di gelosia e di rabbia per un amore oramai finito che non riusciva a recuperare, uccide la moglie Antonella Russo e si suicida.

I suoi tre figli, uno di appena 4 anni che ha assistito alla tragedia, rimangono orfani, senza lavoro, in condizioni economiche molto precarie e senza alcuna assistenza da parte di uno Stato che non ha saputo proteggere la loro mamma che pure aveva chiesto aiuto alle Autorità alle quali aveva più volte denunciato il pericolo di ciò che, poi, si è verificato.

Nancy, diciannovenne, subito dopo la tragedia, ha trovato la forza di gridare pubblicamente, con grande dignità, la propria rabbia: “Il papà,” - dichiara Nancy – “dopo che mamma aveva richiesto la separazione giudiziale in Tribunale, aveva perso il lume della ragione, non era più se stesso, la sua mente si era ammalata, non ragionava più: aveva bisogno di essere aiutato, di essere fermato, di essere curato! Mamma si era rivolta più volte alle Forze dell’Ordine, denunciando e spiegando la follia che aveva invaso la mente del papà e chiedendo di essere protetta. Ma le Istituzioni non hanno fermato un uomo malato e non hanno protetto la mia mamma. Come se non bastasse, lo Stato è rimasto assente anche dopo la tragedia perché non ha sentito il bisogno di chiedere come gli orfani devono affrontare la loro quotidianità, ed ha abbandonato me ed i miei fratelli al loro destino: nessun aiuto né economico né morale, neppure una telefonata, il menefreghismo più totale. Ed il mio fratellino, di appena 4 anni, come farà? E noi come affronteremo il futuro? Ora studio Giurisprudenza. Lo avevamo deciso con Mamma e papà. Ma senza soldi è difficile. Ho saputo che alcuni Corpi di Polizia assumono soggetti fuori dalla prassi ordinaria in casi particolari quali gli atleti sportivi. Vorrei far parte anch’io delle Forze dell’Ordine ed indossare una divisa che mi consenta di guadagnare, di mantenermi agli studi e di mantenere il mio fratellino di 4 anni. Potrei  impegnarmi affinché quanto accaduto a noi non succeda ad altri. Spero che lo Stato mi sottoponga alle selezioni in un Corpo di Polizia, nei Carabinieri. Si accenderebbe una luce e le Istituzioni mi dimostrerebbero quell’attenzione che sinora è mancata.”.

Nancy è una ragazza sensibile, che tace la sua tristezza ed il suo dramma, che tiene segreto il suo immenso dolore, ma che non piange in pubblico, che affronta questa terribile realtà con coraggio, che, nonostante tutto, crede nelle Istituzioni. Nancy ha affidato le sue idee ad un noto avvocato amministrativista, l’avv. Emanuele Tringali professore a contratto di Diritto Amministrativo all’Università di Messina e studioso di Diritto Comunitario.

 

Abbiamo sentito l’avv. Emanuele Tringali:“Lo Stato, attraverso le Autorità competenti e nel rispetto delle procedure previste, ha l’obbligo di impedire che vengano portati a compimento reati di tal natura” – afferma il docente universitario -   Allorquando vengono denunciati i fatti, l’inerzia non è consentita ed, in linea astratta, esistono gli strumenti per evitare simili tragedie. Nel 2004, per esempio, in circostanze analoghe, la signora Antonella ebbe a denunciare di essere stata aggredita, minacciata e cacciata da casa dal marito che, peraltro, anche in quella occasione aveva manifestato propositi suicidi. Allora intervennero le Forze dell’Ordine che si recarono immediatamente nella casa coniugale; e fu adottata una misura cautelare personale nei confronti del marito che si rivelò idonea ad impedire conseguenze ulteriori.”.

 

Avvocato, ma quale è il quadro normativo presente in Italia sul femminicidio e quale contributo lei e la sua assistita state dando per migliorare le leggi?

“Il DL 93/2013, varato il 14 agosto, a 48 ore dalla tragedia che ha colpito Nancy e la sua famiglia, convertito con legge 119 del 15 ottobre scorso, inasprisce il trattamento sanzionatorio ed acuisce le misure di prevenzione, ma non prevede nulla a favore delle vittime del femminicidio per i casi in cui non si riesce ad evitare il crimine. Il Consiglio d’Europa, nel 2011, ha adottato la Convenzione di Istambul contro la violenza di genere, ratificata dall’Italia nel giugno scorso, ma la legge 119 sul femminicidio non  esaurisce gli obblighi che lo Stato deve assumere e non risolve il problema.”        

 

Quali sono le criticità normative?

“Faccio un esempio: la signora Antonella, mamma di Nansy, ebbe a depositare in Tribunale il ricorso per separarsi dal marito nell’aprile scorso, ma la prima udienza di comparizione (quella per intendersi nella quale il Tribunale decide a chi assegnare la casa coniugale, a chi affidare i figli e l’assegno di mantenimento) è stata fissata per il 14 ottobre, cioè a distanza di 6 mesi. Ma in questi sei mesi come viene regolata la convivenza tra i coniugi? La legge tace. Entrambi avevano il possesso delle chiavi di casa, entrambi avevano il diritto di abitarvi e la loro convivenza, proprio in conseguenza della decisione della signora Antonella di volersi separare, era divenuta veramente impossibile, con il marito che vi entrava per spiarla e renderle l’esistenza invivibile, costringendola a denunciarlo alle Autorità e, forse, concorrendo a provocare l’insano e folle gesto!

 

Quali sono le Sue proposte di modifica normativa?

“Con interventi semplici ed efficaci: ad esempio, inseriamo nel codice di procedura civile l’obbligo per il Giudice di stabilire a chi affidare la casa coniugale ed i figli quasi contestualmente al deposito del ricorso per separazione.  Altro esempio? Quando lo Stato non riesce ad assicurare protezione alle vittime del femminicidio, deve sopperire intervenendo in favore dei superstiti e degli orfani assicurando loro una assistenza psicologica, un sostegno economico adeguato alle esigenze di vita in relazione all’età ed alle situazioni personali e familiari da valutare per singoli casi, una idonea sistemazione abitativa ed una attenzione alle esigenze scolastiche, una sistemazione lavorativa privilegiata per una loro indipendenza ed una esistenza dignitosa.”.

 

Come o chi deve intervenire?

“Il legislatore ha l’obbligo di legiferare sull’argomento, lo prevede la Convenzione di Istambul. Io mi sono proposto in chiave collaborativa ed ho inviato alcune proposte emendative di leggi statali al Capo dello Stato, al Presidente della Camera on.le Boldrini ed al Presidente del Senato on.le Grasso. Ho anche inviato una proposta di legge regionale al Governatore della Regione Sicilia on.le Rosario Crocetta. Di tali proposte si sono occupati alcuni deputati, la Presidenet Boldrini e l’on.le Amoddio in primis, che si sono impegnati ad intervenire possibilmente in occasione della prossima legge finanziaria. Anche il Governatore Crocetta, in occasione di un incontro avvenuto qualche giorno fa a Palermo, mi ha dichiarato di volersi interessare alla problematica. Il fatto è che Nancy ed i suoi fratelli non possono attendere oltre ed hanno bisogno di una assistenza immediata e concreta.” 

 

Ma quali sono le difficoltà di Nancy e dei suoi fratelli oggi?

“Sono le difficoltà di chi, per circostanze tragiche legate a fenomeni di femminicidio, a soli 19 anni si ritrova orfana di genitori che rappresentavano l’unica sua fonte di sostentamento e che adesso deve affrontare la quotidianità con l’ottica di chi non possiede nulla ed non ha più l’idea del suo avvenire. Per il piccolo Giuseppe, fratellino di Nancy di appena 4 anni, la disgrazia diventa una tragedia, perché bisogna spiegargli cos’è accaduto, bisogna fargli accettare che il suo papà ha ucciso la sua mamma e che, poi, si è suicidato; e occorre seguirlo in un futuro nel quale qualcuno dovrà sostituirsi ai suoi genitori per guidarlo in un percorso di vita imprevedibile.”  

 

Insomma, prima la sciagura di un crimine che lo Stato non è riuscito ad evitare nonostante le richieste di intervento e, poi, il dramma conseguenza di uno Stato distratto che non si occupa di ragazzi bisognosi e soli.  Nell’attesa che lo Stato dia una risposta concreta alle questioni poste dall’avv. Tringali e nella speranza che la battaglia di Nancy, che è diventata il simbolo dei figli delle vittime del femminicidio, possa concludersi, al di là della retorica, in atti che possano ridare, a lei ed a tutti gli orfani di mamme cadute per difetto di protezione, la serenità perduta, registriamo l’iniziativa della professoressa Anna Costanza Baldry, psicologa della Università di Napoli, coordinatrice del progetto Switch-off  che si sta occupando di effettuare una ricognizione scientifica degli orfani delle vittime delle violenze di genere per capire meglio cosa accade e di che cosa hanno bisogno questi orfani.

Un ringraziamento all'avvocato Tringali per le informazioni fornite

Federica Puglisi

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